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Architetto e fotografo free lance, 54 anni, vivo e lavoro a Palermo, la mia città natale. Fotograficamente “nasco” nei primi anni ottanta, durante gli studi universitari: per esigenze di studio prendo in mano la mia prima reflex, una Exakta prestatami da mio padre. Un obiettivo grandangolare, perché quello “mi bastava”, esposimetro esterno, una prima infarinatura su tempi, diaframmi, ASA e profondità di campo, e via, a fotografare. E’ stato l’inizio di una passione travolgente, che mi ha portato a muovere i primi passi nel professionismo, collaborando con la redazione della rivista “Firma”, sperimentando diversi generi di fotografia, dalle foto di gioielli alle foto di allestimenti, ma anche sfilate di moda.
Degli anni universitari ricordo con piacere il periodo della “Pantera”, l’occupazione degli atenei per protesta contro l’allora ministro Ruberti; non soltanto perché ho avuto occasione di documentare dall’interno l’evento in quanto anch’io ero tra gli occupanti della mia facoltà, ma soprattutto perché insieme ad altri colleghi appassionati, organizzammo dei seminari di fotografia, invitando fotografi professionisti a tenere delle conferenze nell’università occupata. Allestimmo perfino una camera oscura, con tanto di ingranditore, col quale potevamo stampare le foto in B&W delle nostre uscite fotografiche didattiche. Il nostro corso di fotografia autogestito fu un gran successo, molti si approcciavano per la prima volta alla fotografia, altri acquisirono nuove conoscenze e per noi che lo abbiamo organizzato e abbiamo tenuto alcune lezioni, è stata una grande occasione di perfezionamento e di confronto. Tra gli incontri che più mi hanno arricchito e che qui voglio citare, c’è quello con Michele Di Dio, allora molto attivo nella fotografia di teatro e di spettacolo, che ha aperto un orizzonte per me all’epoca del tutto nuovo e sconosciuto ma assolutamente affascinante, e quello con Giuseppe Cappellani, purtroppo prematuramente scomparso. Figlio d’arte - il padre Dante è stato l’occhio che ha immortalato i luoghi e la vita della Palermo degli inizi del ‘900 - aveva uno studio di fotografia tecnica ed industriale. Anche se per un breve periodo, l’incontro con Cappellani è stato intenso, ricco e per me proficuo, proprio nel momento in cui collaboravo con la redazione di Firma. Quando andai a trovarlo per la prima volta, portando con me una selezione di diapositive, lui le osservò con attenzione, senza dire nulla; alla fine disse: “hai un buon occhio”. Consapevole di cosa significhi ”l’occhio” per un fotografo, questo apprezzamento fu per me un grande incoraggiamento, una spinta a continuare ed a perfezionarmi.
Fotografare per me significa soprattutto conoscere. È un modo per “appropriarmi” di un attimo, di una situazione, un luogo, un volto. Amo osservare con calma il soggetto, provare diverse inquadrature, raccontarlo soprattutto attraverso i particolari. La foto di architettura è per questo uno dei generi che mi è più congeniale, anche per la mia formazione.
Sono uno sportivo e amo anche la foto di sport, di cui prediligo in particolare il tennis che pratico a livello agonistico, e la vela. Ho avuto occasione di fotografare gli ultimi internazionali maschili al CT Palermo nel 2011 e gli internazionali femminili del 2013 e gli ultimi Ladies Open 2019 al Country Time Club. Un portfolio è anche dedicato alla vela d'altura, con la partenza della regata Palermo-Montecarlo del 2011. Le foto sono pubblicate nella sezione portfolio e album

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